Acquedotto al tramonto

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Aqueduct at the sunset, originally uploaded by Franciov.

Coni gelato e cialde

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Franciov: «Ciao, un cono da due per favore»
Cassiera: O_O
Franciov: «Ho solo questo pezzo da cinquanta, mi spiace.»
Cassiera: «Eh ma io non ho il resto, sicuro che non hai spicci?»
Franciov: «Mi spiace, non ho altro.»
Cassiera: «E allora viettelo a prende domani il gelato!»
Franciov: -.-

Autobus multietnici

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Autobus nella periferia a Sud di Roma, mediamente pieno, mediamente rumoroso, mediamente multietnico. Sono seduto a fianco ad un gruppo di ragazzi rumeni, sulla trentina; parlano del più e del meno nella loro lingua latina. Dietro, due ragazze cinesi, graziose, sedute alla maniera cinese, apparentemente rigide, schiena eretta, guardano avanti in silenzio. Dietro di me due ragazze italiane tutt'altro che graziose, masticano chewingum con mirabolanti effetti sonori, parlano ad alta voce.

Parte una radiolina a tutto volume, le note ondulanti di un cantante neomelodico napoletano catalizzano per un attimo l'attenzione dei passeggeri dell'autobus in corsa verso il Sud, di Roma. Dopo alcuni minuti si sente un'altra radiolina, note orientaleggianti, anch'esse ondulanti, melodiche, rumene. Vociare.

«A rumeno del cazzo, chiudi quel catorcio!»

Catorcio chiuso.
Vociare. Insulti. Anche l'altra radiolina si spegne.

Le due ragazze cinesi si alzano e si avviano verso la porta di uscita dell'autobus, a piccoli passi. Non escono, ma rimangono a guardare l'uscita con sguardo impassibile.
Di scatto una delle due si volta.

«Voi siete italianei !!»

Passano alcuni millesimi di secondo...

«A cinesina de merda!! »

Ed alcuni minuti di coloriti insulti di matrice prettamente romana. Un rumeno sembra non tollerare la situazione ed interrompe la per niente graziosa ragazza italiana.

«Hey, ma ti sembra il modo questoa? Non si fa, cerca di stare buonoa! »
«Ma te sei maschio o femmina?», è la risposta.
«Maschio, perché? Ma che vuoi?»

Seguono alcuni minuti di insulti nel colorito modo di cui sopra, uniti a fastidiose ditate nell'orecchio e tra i capelli da parte dell'altra per niente graziosa ragazza italiana, a danno di un altro ragazzo rumeno che cambia prontamente di posto.

«Sono fiera di non avere carta d'identità italiana !», lo sfogo della ragazza cinese di prima.
«Ma sta zitta cinesina de merda !», la per niente graziosa ragazza italiana sottolinea il concetto.

L'altra ragazza cinese per la prima volta apre bocca per parlare alla compagna:

«Lascia perdere»

Poi scende. Ed io scendo con lei.

Gaddafi, on another planet

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Visto il mio rapporto ormai abbastanza amichevole con l'inglese, considerando che l'informazione italiana difficilmente riesce ad essere obiettiva sui fatti e pungente con le opinioni, ho cominciato a leggere le notizie sul Mondo e sull'Italia direttamente dai giornali esteri, inglesi o americani, cartacei oppure on-line.

Sabato ero "in gita" al centro e ho acquistato una copia del The Guardian - weekend edition e sono andato a sfogliarmelo a Villa Borghese in piacevolissima compagnia. Oltre ai numerosissimi articoli sulle mete italiane per le vacanze, sul vino e sulla letteratura italiana (ce n'era uno Italo Calvino), leggo della visita del Colonnello Gaddafi a Roma.

L'articolo (disponibile anche on-line in formato ridotto) si sofferma sull'incontro con 1.000 donne italiane voluto da Gaddafi in persona dopo essersi autodefinito "emancipator of women". Durante questo incontro il Colonnello, contornato dalle amazzoni, le sue guardie del corpo, richiama il rispetto per la diversità tra uomini e donne voluta da Dio, propone due carriere distinte tra uomini e donne, espone la sua convinzione che ad una donna il diritto di guidare un autoveicolo non debba essere concesso dallo Stato ma dai mariti e dai fratelli...

Da quanto leggo gli altri interventi non sono stati meno imbarazzanti.

Certo è che a Roma Gaddafi ha ottenuto esattamente tutto quello che ha chiesto, anche la possibilità di far chiudere Villa Pamphili per accamparsi con la sua tenda: persino il Dalai Lama quando è in visita va in albergo...

Semplicemente Complicato, di Thomas Bernhard

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Entro al Piccolo Eliseo di Roma senza la benché minima idea di quello che mi aspetta, ricordando vagamente il titolo (Semplicemente complicato) e ignorando completamente l'attore protagonista (Stefano Santospago) né conoscendo tantomento l'autore del testo teatrale (Thomas Bernhard). E' una situazione davvero... perfetta! Per gustarsi davvero lo spettacolo.

Un uomo solo, un ottantaduenne, solo, un vecchio attore teatrale, un famoso attore teatrale, vive in una casa "da ritinteggiare", spoglia, zeppa di topi («comperare veleno per topi», ripete). Brontola, inveisce, filosofeggia, si muove lentamente tra la sedia da aggiustare, il tavolo, il letto, la porta, ed in questo modo racconta sé stesso, la sua vita e la sua solitudine. La ricerca della perfezione l'ha portato sin lì, alla pazzia. La sua corona, quella di Riccardo III, 7 mesi ad imparare a tossire come un re, a indossare il mantello come un re, a parlare come un re, ed ora è sua. Lo volevano morto, ma ora è sua, e può metterla: è permesso ad un vecchio attore di indossare la corona di Riccardo III di tanto in tanto.

Ma un attore con indosso una corona non è un re. Se indossa un mantello non è un re. Anche se persino parla come un re, non è un re. E' un attore. Ed è un attore lui stesso, un attore di mezza età la cui ricerca della perfezione l'ha portato sin lì, alla perfezione. Sublime dimostrazione di bravura tecnica, questo monologo esalta le doti di Stefano Santospago, alle prese con una prova inverosimilmente complicata, dove il soggetto è uno, le interpretazioni molteplici.

Loneliness

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Loneliness, originally uploaded by Franciov.

L'arte di farsi rispettare, di Arthur Schopenhauer

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L'arte di farsi rispettare è un libricino edito da Adelphi insieme ad altri scritti postumi con titoli simili (e.g. L'arte di trattare le donne, L'arte di essere felici, L'arte di conoscere se stessi, L'arte di insultare). Un titolo più azzeccato ma meno pubblicitario sarebbe stato Trattato sull'onore, titolo con il quale lo stesso Schopenhauer si riferisce al suo insieme di scritti. Piuttosto che discutere l'onore dal punto di vista filosofico, teorico, Schopenhauer sceglie di affrontarlo con una prospettiva empirico-pragmatica, al fine di fornire uno strumento di saggezza pratica da consultare per regolarsi in questioni di onore.

Il trattato è suddiviso in due parti:
  • Dell'onore e della verità, in cui viene affrontato l'onore nel senso dell'opinione che gli altri hanno di noi, quello autentico, collegato alle virtù;
  • Dell'onore secondo la follia, il preteso onore cavalleresco, medievale, presentato come, appunto, una follia, in perfetta antitesi con l'onore presentato nella prima parte.
Già ai tempi di Shopenhauer l'onore cavalleresco era scomparso dal punto di vista formale, ma già il solo fatto di aver sentito la necessità di scriverne presagisce che concezioni di onore cavalleresco in altre forme erano ancora presenti. Tutt'oggi, almeno nel Paese dove vivo, si assiste ogni giorno ai comportamenti indotti da una tale concezione dell'onore: basti pensare all'ingiuria, alla diffamazione, alla villania, presentate come qualità o strumenti utilizzati nelle questioni di onore. Sembra proprio che quando si riferiscono all'era contemporanea come "un nuovo medioevo", almeno per quanto riguarda l'onore, non si sbaglino.

Facendo uso di una amabilissima e pungente impertinenza, Shopenhauer ha la qualità di andare direttamente al cuore della questione. In questo modo le definizioni sono di immediata comprensione ed i collegamenti facili: molto spesso mi è capitato di collegare quelle definizioni ad avvenimenti reali che nella mia vita potevo gestire meglio, oppure, per quanto riguarda la seconda parte sull'onore cavalleresco, pensare all'andazzo della società italiana, ai dibattiti politici, alle esternazioni e alle ritrattazioni, alle accuse, alle promesse, che Schopenhauer presenta come strumenti utilizzati in questioni di onore si, ma secondo la follia. La follia di un popolo.