Una risposta tutta italiana

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Domanda: «Il centro commerciale euroma2 è aperto l'8 dicembre ?»

Risposta: «Pensa che... se è aperto è perché ci sono persone disposte (per necessità) a lavorare in un giorno di festa per permettere a chi non ha nulla da fare di andare a fare un giretto».

Quand'è che riusciremo a cogliere e distinguere i concetti di servizio al cittadino, libera concorrenza, diritto al lavoro, flessibilità a lavoro, possibilità di scegliere il giorno di riposo settimanale... E' necessario capire questi concetti prima di poterli apprezzare ed applicare. Quand'è che usciremo dal comunismo? Quand'è che cominceremo a rispondere alle domande? Educazione civica a scuola per favore.

Manifestazioni a Roma

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- «Ma che cos'è tutto questo casino?»
- «Eh, niente, i comunisti che protestano».
- «I comunisti sono quelli che stanno contro i naziskin?»
- «Si Amore».

Rinuncio a tutto. Non al teatro.

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In questo modo il Teatro Eliseo di Roma innaugura la stagione 2009/2010 e lancia la campagna abbonamenti in una situazione difficile per il teatro italiano dopo il taglio dei fondi allo spettacolo. L'articolo su Chronica.

Creare spazio, pensieri più limpidi

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Ho eliminato l'inutile, il vecchio, lo stantìo, il polveroso passato, presente e futuro nascosto negli angoli di casa mia, mimetizzato tra motivazioni di affetti, ricordi e presunta utilità.

Via le scatole, contenitori di nulla, carte, cartacce, agende, ricevute e fogli, biglietti di cinema, teatri, musei, concerti, conservati per motivi validi che ora ritengo assurdi, per improbabile utilità futura o come ricordo per un domani, una follia.

Via ogni oggetto che riconduca a cose e persone che non mi appartengono più, fuori della mia vita: se ricapiteranno saranno differenti, avranno diversa forma, sarà una persona nuova. Peluche, foto cartacee, video, regali, biglietti, braccialetti, collane, collanine, orologi non funzionanti, cuori, sciarpe, cappelli. Regali.

Via macchinine, passatempo, figurine e figurone, ogni gioco e giocattolo, non ne ho bisogno, non ne ho più il tempo, ho altri giochi a cui dedicarmi, e sono senza fine.

Via tutti i CD impolverati, tecnologia già antiquata. Via tutti i lettori del secolo scorso.

Via tutto il materiale scolastico e universitario, compresi tutti i testi italiani: esprimono concetti così vecchi che se ne avessi avuto la consapevolezza li avrei buttati appena comprati, non mi saranno utili, troverò certamente di meglio.

Via tutto ciò che rievoca il passato in modo stantìo, via foto, medaglie, riconoscimenti inutilizzabili, certificazioni senza scopo, vecchi oggetti di vecchie passioni, collezioni, plastica, ferro e metalli di ogni genere.

Via jeans troppo stretti, se dimagrirò ne comprerò di nuovi. Via magliette, maglioni, scarpe, intimo, via tutto l'abbigliamento che stòna, via tutto ciò che non mi rispecchia.

Ordine, spazio, l'essenziale a portata di mano. Quando me ne andrò il bagaglio sarà leggero.

Una partita a scacchi da sogno

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Porto Venere, Liguria

Oceano Mare, di Alessandro Baricco

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Oceano Mare è un libro che ho divorato in una notte, a cui mi sono aggrappato come se in ballo ci fosse la vita, il mare. Introspettivo, dalle cornici evanescenti, Oceano Mare è un insieme di storie, un romanzo a tratti fabiesco, a tratti pura poesia.

E' il mare il protagonista, l'Oceano Mare, il mare che cura, il mare che distrugge, che uccide, che fa impazzire. Il mare che si ama, che si misura... Il mare, metafora degli effetti che la vita può avere su ognuno di noi.
Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume. Il professore Bartleboom ci arrivò per caso.
La locanda Almayer è un non-luogo in riva al mare, gestito da bambini già grandi, dove i personaggi principali del romanzo si incontrano per raggiungere lo scopo della propria esistenza: trovare qualcuno da amare, smettere di avere paura, vendicarsi, morire, dipingere il mare...
Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di
un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela.
Buona lettura.

Acquedotto al tramonto

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Aqueduct at the sunset, originally uploaded by Franciov.