Oceano Mare, di Alessandro Baricco ~ Il blog di Franciov
Il blog di Franciov: Oceano Mare, di Alessandro Baricco

lunedì 20 luglio 2009

Oceano Mare, di Alessandro Baricco

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Oceano Mare è un libro che ho divorato in una notte, a cui mi sono aggrappato come se in ballo ci fosse la vita, il mare. Introspettivo, dalle cornici evanescenti, Oceano Mare è un insieme di storie, un romanzo a tratti fabiesco, a tratti pura poesia.

E' il mare il protagonista, l'Oceano Mare, il mare che cura, il mare che distrugge, che uccide, che fa impazzire. Il mare che si ama, che si misura... Il mare, metafora degli effetti che la vita può avere su ognuno di noi.
Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume. Il professore Bartleboom ci arrivò per caso.
La locanda Almayer è un non-luogo in riva al mare, gestito da bambini già grandi, dove i personaggi principali del romanzo si incontrano per raggiungere lo scopo della propria esistenza: trovare qualcuno da amare, smettere di avere paura, vendicarsi, morire, dipingere il mare...
Sabbia a perdita d'occhio, tra le ultime colline e il mare - il mare - nell'aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione - immagine per occhi divini - mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità - verità - ma ancora una volta è il salvifico granello dell'uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un'inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di
un uomo e di un cavalletto da pittore.
Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L'uomo porta alti stivali e una grande giacca da pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto, una tela.
Buona lettura.

1 commento:

mry ha detto...

e no. Barricco proprio no. Troppo troppo pretenzioso. non mi convinci. ;)