Semplicemente Complicato, di Thomas Bernhard
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Entro al Piccolo Eliseo di Roma senza la benché minima idea di quello che mi aspetta, ricordando vagamente il titolo (Semplicemente complicato) e ignorando completamente l'attore protagonista (Stefano Santospago) né conoscendo tantomento l'autore del testo teatrale (Thomas Bernhard). E' una situazione davvero... perfetta! Per gustarsi davvero lo spettacolo.Un uomo solo, un ottantaduenne, solo, un vecchio attore teatrale, un famoso attore teatrale, vive in una casa "da ritinteggiare", spoglia, zeppa di topi («comperare veleno per topi», ripete). Brontola, inveisce, filosofeggia, si muove lentamente tra la sedia da aggiustare, il tavolo, il letto, la porta, ed in questo modo racconta sé stesso, la sua vita e la sua solitudine. La ricerca della perfezione l'ha portato sin lì, alla pazzia. La sua corona, quella di Riccardo III, 7 mesi ad imparare a tossire come un re, a indossare il mantello come un re, a parlare come un re, ed ora è sua. Lo volevano morto, ma ora è sua, e può metterla: è permesso ad un vecchio attore di indossare la corona di Riccardo III di tanto in tanto.
Ma un attore con indosso una corona non è un re. Se indossa un mantello non è un re. Anche se persino parla come un re, non è un re. E' un attore. Ed è un attore lui stesso, un attore di mezza età la cui ricerca della perfezione l'ha portato sin lì, alla perfezione. Sublime dimostrazione di bravura tecnica, questo monologo esalta le doti di Stefano Santospago, alle prese con una prova inverosimilmente complicata, dove il soggetto è uno, le interpretazioni molteplici.




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