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Il blog di Franciov: La parola ai giurati, di Alessandro Gassman

lunedì 23 marzo 2009

La parola ai giurati, di Alessandro Gassman

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Con "La parola ai giurati" uno straripante Gassman ci regala la regia di uno spettacolo teatrale intenso, in un certo senso sperimentale, che comunque suscita vivo interesse per un problema sociale purtroppo ancora presente ai giorni nostri: la pena di morte, la pena di morte ingiusta.

"Twelve Angry Men" è il titolo originale dell'opera di Reginald Rose, scritta per la televisione americana nel 1954. L'intera trama si svolge nell'aula di un tribunale americano degli anni '50, in cui si riunisce una giuria di 12 uomini (bianchi) per decidere sulla colpevolezza di un ragazzo sedicenne (nero) accusato di aver ucciso il padre a coltellate. I 12 uomini non hanno nome, ma vengono identificati dal presidente della giuria con il loro numero identificativo. Il numero 8, interpretato da Alessandro Gassman, è l'unico inizialmente "non convinto" della colpevolezza del ragazzo, ed introduce il concetto di "dubbio" che accompagnerà tutta la vicenda, in cui emerge lentamente l'individualità di ogni elemento della giuria, pregiudizi, vicende personali, razzismo.

La regia di Gassman è volutamente cinematografica, sia nella recitazione degli attori, sia nella scenografia scelta. Gli attori recitano infatti all'interno dell'impianto scenografico, faccia a faccia o affacciati alla finestra: la postazione del protagonista attorno al tavolo è addirittura di spalle al pubblico. Ed i dialoghi si accavallano, a volte non si distinguono, proprio come in un telefilm americano. L'impossibilità di usufruire di inquadrature come nei film ha portato alla scelta di voci molto particolari, che dovevano essere pienamente distinguibili l'una dall'altra per permettere allo spettatore di comprendere chi e in quale punto del palcoscenico inizia a parlare.
Anche la scenografia è cinematografica: tra il pubblico e gli attori è stata posta una membrana trasparente (e qui sta il lato sperimentale) sulla quale sono stati proiettati video ed effetti. I video sono costituiti essenzialmente dalle scene "girate" nel bagno adiacente all'aula, mentre gli effetti vanno dalla pioggia ad i titoli finali stile cinema, con tanto di illuminazione dell'attore accanto al nome proiettato.

L'intensità della vicenda narrata, il messaggio finale di Amnesty International sulla pena di morte e l'energico saluto finale del gruppo teatrale hanno reso più che piacevoli due ore e mezza di spettacolo. Inoltre per una volta la seconda Galleria del Teatro Eliseo in Roma è stato il punto di vista migliore per questo tipo di spettacolo: dall'alto, avevo l'intera visuale sull'immenso tavolo centrale e su tutta la scena. Il tutto ad un prezzo, appunto, da cinema.

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