La forma dell'acqua, di Andrea Camilleri
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«Questo sta a lei scoprirlo [commissario], se ne ha voglia. Oppure può fermarsi alla forma che hanno fatto prendere all'acqua».
La forma dell'acqua è il primo romanzo poliziesco di Andrea Camilleri, il primo romanzo in cui figura il personaggio di Salvo Montalbano, il primo di una lunga serie. E' un romanzo avvincente, in cui la componente investigativa è forte, tanto da sfiorare appena le vicende personali dei personaggi presentati, e di Montalbano stesso, ponendo l'attenzione sul caso da chiudere, sull'enigma da risolvere.Il lettore che viene da scritti successivi avrà l'impressione che con questo romanzo Camilleri si prepari la strada per i romanzi a seguire. La motivazione a tale sensazione sta nel fatto che vengono presentati un buon numero di luoghi e tracciate le linee caratteriali di personaggi che verrano poi ripresi in racconti e romanzi successivi. In realtà l'intenzione di Camilleri era tutt'altra, o almeno così egli afferma: si trattava di una scommessa con sé stesso, non erano previsti (né voluti) altri romanzi su Montalbano, né tantomeno era auspicato il successo che poi è stato riscontrato. Sono state altre le ragioni, a detta dell'autore, che hanno spinto Camilleri a continuare.
«Non mi sentivo del tutto soddisfatto di come mi era venuta fuori la figura del commissario», scrive Camilleri nella prefazione a I primi tre Montalbano, le prime indagini, edito da Sellerio, «Mi pareva di non averlo disegnato compiutamente, di aver privilegiato in lui la funzione di investigatore trascurandone alcuni aspetti caretteriali. Insomma, mi sembrava risolto a metà. E lasciarlo a metà mi disturbava molto. Cerco sempre di portare a termine ogni cosa che comincio. E così, per una sorta di scrupolo artigianale, decisi di scrivere un secondo romanzo su questo commissario e terminare con esso la mia breve carriera di giallista».
Inutile dire come Camilleri si sbagliava riguardo alla longevità della sua carriera da giallista, visto che Salvo Montalbano comincerà ad essere sempre più presente nella sua vita, fino a ossessionarlo, ad assillarlo, come dice lui stesso, ed a prendere addirittura coscienza propria in un racconto successivo intitolato Montalbano si rifiuta.
Tornando a La forma dell'acqua, si nota subito dalle prime frasi che il romanzo ha qualcosa di anomalo. L'alba, incantevole denominatore comune di ogni romanzo della serie, è qui vista non da Montalbano, come in tutti gli altri romanzi, bensì da due "monnezzari", che avranno poi un ruolo chiave nell'indagine. Oltre ad appropriarsi dell'alba, questi due monnezzari svelano al lettore particolari della vicenda che Montalbano scoprirà solo in seguito, cosa che non si verificherà più nei romanzi a seguire: «Dal secondo romanzo in poi», scrive Camilleri, «ogni cosa che avviene è vista con gli occhi di Montalbano, il romanzo è sempre una sua soggettiva. Non succedono insomma cose al di fuori di lui: o le vede o gli vengono riferite. Sicché il lettore si trova ad avere costantemente in mano le stesse carte che ha il commissario».
Le donne: Livia, Anna, Ingrid. Donne completamente diverse tra loro. Livia, la fidanzata di Montalbano, residente a Boccadasse, Genova, una donna con cui fare l'amore, litigare e confessarsi: «se c'era al mondo una persona alla quale avrebbe potuto cantare la messa intera e solenne, quella era Livia». Anna, la spasimante non corrisposta, nonché collega alla squadra mobile: «Anna gli piaceva, ma possibile che non capisse che lui era preso da un'altra donna?». E poi Ingrid Sjostrom, la svedese, «una vera femmina da copertina», risoluta, intrigante, maliziosa e disinvolta. «Sempre Ingrid lo provocava e sempre lui doveva far finta di niente. Quando era picciliddro e andava alle "cosedidì", cioè alle cose di Dio, il catechismo, il parrìno gli aveva spiegato che i peccati, per essere peccati, non c'era d'abbisogno che fossero fatti, era bastevole il pinsarli. Se le cose stavano così, il commissario, in quanto a opere e azioni, come si diceva, con Ingrid, zero assoluto: poteva appresentarsi al Signore puro come un angileddro. In quanto a pinsèri, le cose cangiavano di radica: sarebbe stato gettato nel più profondo dell'inferno. Non mancava per Ingrid che la cosa finisse com'è di giusto tra un omo e una fìmmina: mancava per lui, che non arrinisciva a tradire Livia. E la svedese, con fìmmina malizia, non gli dava abento» (dal racconto Stiamo parlando di miliardi).
In commissariato l'assenza di Agatino Catarella, il centralinista un po' scemo, si fa sentire. Manca la sua ingenua dedizione per il lavoro, quel comico allarmismo, ed i suoi ripetuti tentativi «di mettersi a parlare in quello che lui chiamava taliàno». Manca inoltre una benché minima descrizione dell'aspetto fisico del commissario.
Salvo Montalbano, «un uomo che "quando voleva capire, capiva"», riesce dunque in questo romanzo a venire a capo di un intrigo complicatissimo, districandosi, non senza fatica, tra le maglie di politici e uomini di potere, famiglie mafiose e delinquenti semplici, tra complotti e affari quotidiani.




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