Gomorra, di Roberto Saviano ~ Il blog di Franciov
Il blog di Franciov: Gomorra, di Roberto Saviano

giovedì 21 giugno 2007

Gomorra, di Roberto Saviano

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Gomorra (2006) è il frutto di sei anni di esasperante ricerca e incessante impegno di Roberto Saviano, classe 1979. Il romanzo-inchiesta, oltre ad essere una fonte inesauribile di informazioni sulle attività camorristiche, è soprattutto una denuncia della potenza economica e sociale dei clan partenopei e dell'inedaguatezza dei mezzi d'informazione nel raccontarla.

Gomorra è una città dell'antichità, una delle mitiche "città della pianura" citate nella Genesi, distrutta insieme alle altre per la "corruzione" dei loro abitanti. L'avrebbe citata in un discorso Don Peppino Diana, sacerdote della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, un comune di quasi ventimila abitanti in provincia di Caserta, tristemente conosciuto per la ferocia e la potenza di un sodalizio criminale che prende il nome proprio dal paese: "I Casalesi". Don Peppino Diana l'avrebbe pronunciato questo discorso, se prima non fosse stato ammazzato per ordine del clan, in terra consacrata peraltro.
«Non permettiamo uomini che le nostre terre diventino luoghi di camorra, diventino un’unica grande Gomorra da distruggere! Non permettiamo uomini di camorra, e non bestie, uomini come tutti, che quello che altrove diventa lecito trovi qui la sua energia illecita, non permettiamo che altrove si edifichi ciò che qui viene distrutto. Create il deserto attorno alle vostre ville, non frapponete tra ciò che siete e ciò che volete solo la vostra assoluta volontà. Ricordate. Allora il Signore fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco; Egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo. Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale (Genesi 19, 12-29). Dobbiamo rischiare di divenire di sale, dobbiamo girarci a guardare cosa sta accadendo, cosa si accanisce su Gomorra, la distruzione totale dove la vita è sommata o sottratta alle vostre operazioni economiche. Non vedete che questa terra è Gomorra, non lo vedete? Ricordate. Quando vedranno che tutto il suo suolo sarà zolfo, sale, arsura e non vi sarà più sementa, né prodotto, né erba di sorta che vi cresca, come dopo la rovina di Sodoma, di Gomorra, di Adma e di Seboim che il Signore distrusse nella Sua ira e nel Suo furore, (Deuterenomio 29, 22). Si muore per un sì e per un no, si dà la vita per un ordine e una scelta di qualcuno, fate decenni di carcere per raggiungere un potere di morte, guadagnate montagne di danaro che investirete in case che non abiterete, in banche dove non entrerete mai, in ristoranti che non gestirete, in aziende che non dirigerete, comandate un potere di morte cercando di dominare una vita che consumate nascosti sotto terra, circondati da guardaspalle. Uccidete e venite uccisi in una partita di scacchi il cui re non siete voi ma coloro che da voi prendono ricchezza facendovi mangiare l’uno con l’altro fin quando nessuno potrà fare scacco e ci sarà solo una pedina sulla scacchiera. E non sarete voi. Quello che divorate qui lo sputate altrove, lontano, facendo come le uccelle che vomitano il cibo nella bocca dei loro pulcini. Ma non sono pulcini quelli che imbeccate ma avvoltoi e voi non siete uccelle ma bufali pronti a distruggersi in un luogo dove sangue e potere sono i termini della vittoria. È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra...»

Il 14 novembre 1974 Pier Paolo Pasolini scrive: «Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore…» [il testo integrale dell'articolo sul Corriere della Sera]. A pagina 234 di Gomorra, Roberto Saviano ripropone l' io so di Pasolini sotto una chiave differente.
«Io so e ho le prove.
Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vittoria.
Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E La verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa. Non condanna in nessun gabbio e i testimoni non ritrattano. Nessuno si pente.
Io so e ho le prove.
Io so dove le pagine dei manuali d’economia si dileguano mutando i loro frattali in materia, cose, ferro, tempo e contratti.
Io so. E lo sanno le mie prove. Le prove non sono nascoste in nessuna pen-drive celata in buche sotto terra. Non ho video compromettenti in garage nascosti in inaccessibili paesini di montagna. Né possiedo documenti ciclostilati dei servizi segreti. Le prove sono inconfutabili perché parziali, riprese con le iridi, raccontate con la parole e temprate con le emozioni rimbalzate su ferri e legni. Io vedo, trasento, guardo, parlo, e così testimonio, brutta parola che ancora può valere quando sussurra: “è falso” all’orecchio di chi ascolta le cantilene a rima baciata dei meccanismi di potere. La verità è parziale, in fondo se fosse riducibile a formula oggettiva sarebbe chimica.
Io so e ho le prove.
E quindi racconto. Di queste verità. »

Il libro tocca una enorme quantità di punti, descrive situazioni reali, cita atti giudiziari, cerca in tutti i modi di essere realistico ma è difficile credere a quanto ci racconta. Saviano ci descrive un mondo dominato dall'illegalità e dalla violenza, un'entità enorme (la camorra) che non è più astratta ma che viene smembrata cercando di capirne i meccanismi, entrando nella testa, nella mentalità, degli affiliati e dei boss, ma anche in quella delle persone che ogni giorno devono conviverci in modo diretto.
«Sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d'Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere. Dove tutto ha il sapore di una battaglia finale. [...] In terra di camorra combattere i clan non è lotta di classe, affermazione del diritto, riappropiazione della cittadinanza. Non è la presa di coscienza del proprio onore, la tutela del proprio orgoglio. E' qualcosa di più essenziale, di ferocemente carnale. In terra di camorra conoscere i meccanismi d'affermazione dei clan, le loro cineteche d'estrazione, i loro investimenti significa capire come funziona il proprio tempo in ogni misura e non soltanto nel perimetro geografico della propria terra. Porsi contro i clan diviene una guerra per la sopravvivenza, come se l'esistenza stessa, il cibo che mangi, le labbra che baci, la musica che ascolti, le pagine che leggi non riuscissero a concederti il senso della vita, ma solo quello della sopravvivenza. E così conoscere non è più traccia di impegno morale. Sapere, capire diviene una necessità. L'unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare.»

Un libro che consiglierei a chiunque, anche se non è né leggero né piacevole da leggere. Non è leggero perché, soprattutto nella parte centrale, l'enorme mole di nomi, date e notizie di stanpo giornalistico-giudiziario rendono un po' pesante la lettura. Non è piacevole perché si parla di morti ammazzati, di una economia (quella dei clan) che come una piovra va a influire su tutta l'Europa e non solo; e la mancanza (apparente) di una via di uscita fa mancare il respiro. Non è leggero, non è piacevole, ma è estremamente avvincente e illuminante, almeno dal mio punto di vista: il punto di vista di uno nato a Secondigliano ed emigrato subito a Roma.

Letture interessanti:

Video:

Roberto Saviano intervistato da Enzo Biagi (Prima parte)


Roberto Saviano intervistato da Enzo Biagi (Seconda parte)

5 commenti:

SiL ha detto...

Ho letto il suo libercolo che ha scritto per i corti di carta, Il contrario della morte, un racconto molto toccante (mi sono messa a piangere mentre leggevo) su una vedova di un militare caduto in Afghanistan, e ho messo gomorra nella mia lista "da leggere".
Quindi, quando avrò finito la pila di sette libri che staziona sul mio comodino inesistente (ripiano di libreria su cui appoggio tutto) il prossimo è lui...
SiL


Anonimo ha detto...

sono una ragazza del sud...proprio di quel sud di cui si parla...mio padre lotta da tanto con una serie di tumori che lo hanno colpito negli anni..lui, insieme con tante altrpersone che ho visto morire, ha mangiato il cibo "sano" direttamente dalla terra colivata sui rifiuti...ho visto uccidere persona lungo la strada e insieme con queste, gente che non aveva niente a che vedere con attività illecite..ho visto molte delle cose scritte nel libro...ho imparato a non prendere neanche un caffè con "quelli" perchè significa in un certo senso comunanza di intenti..ho imparato la paura e sono andata via...non sono tornta nenache per lavrare in quel paese, nonostante la lontananza dalla mia famiglia..un po' per conservare una pace "apparente" e un po' per conservare (o avere l'illusione) la mia integrità. oggi sono nelle forze dell'ordine e ti ammiro tantissimo roberto. anna


Franciov ha detto...

Anna grazie della tua testimonianza. Di cuore.


sara ha detto...

ho 17 anni sono del sud e vi giuro che sono incazzata da morire perché ci sono ancora “persone” che affermano che la camorra non esiste sono incazzata perché ci sono PERSONE come Roberto Saviano che sono costrette a vivere lontano dalla loro terra dalla loro famiglia perché hanno detto semplicemente la verità quella verità che i cammoristi hanno paura di sentire. Ci sono persone che sanno tutto vita morte e miracolo di questii “signori” e non parlano perché hanno paura quando li incontrano fanno finta di non guardarli oppure gli fanno un cenno come segno di rispetto quel rispetto che non meritano. Sono incazzata perché Roberto sta facendo tutto questo per il suo paese per la sua gente per noi giovani e noi stiamo qui senza fare niente e invece dovremmo stare lì con lui, tutti, milioni di persone a difendere il NOSTRO PAESE che loro stanno distruggendo.


Franciov ha detto...

Grazie Sara, per l'intervento. Io penso che la camorra esista, ma che sia così radicata nel territorio da confondersi anche con la brava gente. O meglio, la camorra è presente anche nella brava gente, quando questa fa finta di non vederla.

Io penso che l'unico modo per combattere tale male sia la lotta PER la legalità, anche nelle cose più comuni, quotidiane. Penso che bisogni cominciare ad educare le persone (giovani e non) al rispetto dell'ambiente e del territorio, al rispetto per gli altri.

Grazie ancora per l'intervento :)