L'arte della felicità
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In L'arte della felicità Howard C. Cutler riporta i lunghi colloqui da lui avuti con Tenzin Gyatso, quattordicesimo Dalai Lama, in Arizona ed in India, con l'obiettivo di far conoscere le idee di "Sua Santità" sui metodi per condurre una vita felice, corredandole di osservazioni e commenti volti ad aggiungere all'insieme il punto di vista di uno psichiatra occidentale.Nei colloqui, riportati per intero e supervisionati da Tenzin Gyatso, vengono toccati moltissimi argomenti. Il Dalai Lama ci illustra innanzitutto lo scopo della vita, affermando il diritto che ogni essere umano ha di essere felice e spiegando quali sono le fonti della felicità e come addestrare la mente per perseguire la felicità innata. Il Dalai Lama ci spiega come per raggiungere la felicità siano necessari una disciplina e un metodo interiori che ci aiutino a combattere gli stati mentali negativi (la rabbia, l'odio, l'avidità) coltivando gli stati mentali positivi (la gentilezza, la generosità, la tolleranza verso gli altri).
«Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita: è evidente. Che crediamo o no in una religione, tutti noi, nella vita, cerchiamo qualcosa di meglio. Perciò penso che la direzione stessa dell'esistenza sia la felicità... »
«Il considerare la felicità un obiettivo legittimo e il decidere consapevolmente di perseguirla in maniera sistematica può cambiare radicalmente la nostra vita.»Il Dalai Lama ci spiega inoltre il valore della gentilezza e della compassione, introducendo un nuovo modello di intimità, invitando ad approfondire il nostro legame con gli altri creando empatia e spiegando perché l'amore romantico non porta alla felicità. Essa è raggiungibile invece coltivando gentilezza e compassione.
«Io sono profondamente convinto che la natura umana sia in buona sostanza compassionevole e mite, che questa sia la sua caratteristica predominante. La rabbia, la violenza e l'aggressività possono senza dubbio insorgere, ma a mio avviso sussistono a un livello secondario quando siamo frustrati nei nostri tentativi di ottenere amore e affetto. Non fanno parte della nostra vera natura, della nostra natura più autentica.»
«Credo che se si vuole avere una relazione davvero soddisfacente, si debba cercare di capire la natura profonda dell'altro e che ci si debba rapportare a lui su quel livello, anziché sulla fragile base di caratteristiche superficiali. E in questa relazione valida ha un ruolo la genuina compassione.»Tenzin Gyatso ci rivela poi come elaborare la sofferenza nelle diverse forme in cui essa si manifesta. Ci dice come affrontare la sofferenza autoindotta, il senso di colpa ed il cambiamento, e a dare un significato al dolore fisico. E ci spiega quanto sia importante cambiare ottica, considerare le cose da diversi punti di vista.
«Di fatto, il nemico è la condizione necessaria per praticare la pazienza. Senza la sua azione, non potremmo mai sviluppare questa virtù. Di solito gli amici non ci mettono alla prova e non ci danno l'opportunità di coltivarla; sono invece i nemici a farlo. Sotto questo profilo, quindi, possiamo considerare il nemico un grande maestro e ringraziarlo per averci dato la preziosa opportunità di maturare la tolleranza.»
«Un approccio equilibrato e saggio all'esistenza, alieno dagli estremi, è un fattore cruciale nella gestione della vita quotidiana.»Il Dalai Lama ci rivela poi come superare gli ostacoli. Ci spiega come produrre il cambiamento e come sconfiggere l'ansia, l'insicurezza, la collera e lo sconforto, per vivere meglio con se stessi e con gli altri. Ci insegna inoltre a trasformare le avversità in occasioni per conquistare una stabile e profonda serenità interiore.
«Quanto al metodo per produrre cambiamenti interiori positivi, l'apprendimento rappresenta solo il primo passo. A esso si aggiungono altri fattori: la convinzione, la determinazione, l'azione e lo sforzo. Perciò il passo successivo è maturare la convinzione. L'apprendimento e l'educazione sono importanti, perché ci persuadono della necessità di cambiare e ci consentono di accrescere il nostro impegno. Se saremo convinti di cambiare, diventeremo poi determinati. E a quel punto la determinazione si trasformerà io azione: la forte volontà per realizzare le vere e proprie modifiche. Questo fattore finale, lo sforzo, è essenziale.»
«Non possiamo pensare di vincere la collera e l'ostilità semplicemente eliminandole. Dobbiamo coltivare con cura i loro antidoti: la pazienza e la tolleranza.» [...] «Uno dei risultati finali, uno dei prodotti della pazienza e della tolleranza, è il perdono. Quando si è realmente pazienti e tolleranti, il perdono giunge spontaneo.»
«Personalmente, per ridurre quel genere di ansie [quelle derivanti dai problemi quotidiani] trovo assai utile pensare che se la situazione o il problema è tale da consentirci di trovare una soluzione, non senso preoccuparsene. [...] E' più ragionevole spendere le proprie energie per concentrarsi sulla soluzione che per preoccuparsi del problema. Se poi non esiste via d'uscita, se non vi è possibilità né modo di trovare un rimedio, non ha senso preoccuparsi, perché in ogni caso non c'è sbocco.»
«Credo che la franchezza e le giuste motivazioni siano la chiave per superare quel genere di timore [l'ansia].»Nella parte conclusiva del libro, le conversazioni riguardano il concetto di spiritualità, toccando anche l'argomento delle religioni, della loro somiglianza e della diversità necessaria.
«La vera spiritualità è un atteggiamento mentale che si può coltivare in qualsiasi momento. Poniamo che in una certa situazione siamo tentati di insultare qualcuno e che subito ci controlliamo, evitando di farlo; o poniamo che qualcosa ci induca a perdere le staffe e che però, con prontezza, ci diciamo: "No, non è giusto reagire così": ecco, questa, di fatto, è spiritualità.»Di questo libro colpisce il tono dei dialoghi, sempre molto cordiali e pieni di battute umoristiche e di risate, ed il modo in cui Tenzin Gyatso spiega come raggiungere la felicità. Sono parole semplici (qualcuno potrebbe considerarle banali) come da tradizione buddhista, il cui insegnamento doveva essere compreso da ogni essere umano. E sono metodi pratici, applicabili nella vita quotidiana di ogni persona al mondo. Il lavoro dello psichiatra americano Howard C. Cutler è senza dubbio ottimo, ma il confronto (alla fine di ogni paragrafo) tra le conclusioni del Dalai Lama su un determinato argomento con i risultati scientifici della psicologia occidentale alla lunga stanca. Nella maggior parte dei casi i risultati scientifici avvallano le teorie di Tenzin Gyatso, però quest'ultimo arriva ad ogni conclusione passando per semplici quanto affascinanti ragionamenti per fornire poi metodi pratici, mentre la scienza si basa su esperimenti che, diciamo, in confronto, strappano un sorriso. D'altronde il buddhismo ("la psicologia buddhista") ha più di due millenni di storia, contro il secolo della psicologia occidentale. Per il resto, sia le conclusioni riassuntive che i racconti privati di Howard C. Cutler sono piacevoli e utili ai fini della comprensione del testo.
Un libro molto interessante, utile e pratico. Mi ha incuriosito molto la stretta connessione tra sincerità e sicurezza (sincerità come antidoto alla scarsa autostima o all'eccessiva sicurezza di sé) e anche il rapporto con le altre religioni.
L'argomento mi interessa molto.
Credo che approfondirò.




3 commenti:
si, questo come altri del Dalai Lama l'ho letto
spesso mi sento dire che leggendo questi libri si cambia religione
per me non è vero, io li ho letti, ne ho fatto tesoro, mi piace come la pensano in molte cose
in molte cose avviro i buddisti
per la filosofia di vita, alla fine è la ricerca di un miglioramento personale
grazie e buona giornata
anche io l'ho letto...e spesso ho bisogno di riprenderlo e rileggerlo...per capire ed accettare cose che accadno intorno a me.
...spesso mi rendo conto che quell'uomo - sa qualcosa in più di noi.... -
Alessia
Ciao Alessia, non ho mai avuto la sensazione che il Dalai Lama sappia "qualcosa" in più di noi, qualcosa a cui nessun'altro possa arrivare, di quasi divino insomma (così ho inteso di primo impatto la tua affermazione). La sensazione che ho io è che un buddhista in generale (il Dalai Lama su tutti) è una persona molto ragionevole che ha messo in pratica metodi e tecniche tramandate di generazione in generazione, che gli permettono di affrontare la vita in un modo speciale, in un modo diverso e per questo affascinante. Sicuramente da elevare a modello, non a messia. Ciao e grazie di essere passata! ;)
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